Un nuovo spazio sul blog.

Un nuovo spazio sul mio blog: “Le parole dell’Altro. Spazio per scritti di altri autori”, lo trovate nella barra laterale destra. Dei contenuti e della loro presentazione sono responsabili gli autori. Inviatemi, se volete, un testo, o un link, e un’immagine: l’indirizzo mail è in alto a destra. Nella scelta dell’immagine, dalla quale si linka allo scritto, mi permetto di chiedervi l'accortezza di considerare che il blog è uno spazio pubblico. Come amministratore mi riservo di pubblicare solo ciò che ritengo idoneo agli ambiti e alle caratteristiche del blog.

Cristina Polli

19 luglio 2017

mercoledì 31 maggio 2017

Parole




Le parole ci circondano, si dispongono come tessuti che ci confortano o ci irritano la pelle, come abiti da indossare, che ci nascondono, o lasciano trasparire la nostra essenza.
Si legano le une alle altre, a volte a capriccio, a volte con un motivo, un richiamo, l’analogia di un suono, di un colore: una bambina si allontana dalle parole con cui ripenso alla mia giornata a scuola inseguendo un palloncino bianco e io la lascio andare perché la so felice. Oppure il riflesso rosso del tramonto sui tronchi degli alberi chiede una parola che tocchi  quella luce, una parola che possegga il lieve incanto che accarezza le cortecce.
Dentro di noi ci sono le parole degli altri, le parole per gli altri, quelle con cui si fanno presenti, vivono in noi, al di là della condivisione dei gesti quotidiani: sono le parole con cui riduciamo le distanze e saniamo i dissapori, quelle che con cui creiamo il dialogo che ci unisce e getta luce su nuove prospettive.
Vogliamo collocare le parole nelle griglie dei ragionamenti, seguire un filo logico, ma esse spesso si ribellano e prendono sentieri imprevisti, dove noi ci riveliamo più veri. Abbiamo in noi parole di attesa e parole che lanciano reti di aspettative a pelo dell’acqua, reti in cui noi stessi ci impigliamo.
Abbiamo anche parole per costruire, parole che amalgamiamo come malta per tirare su muri. Muri che sorreggono ripari, o significano esclusione. Perché  le parole hanno spazi tra loro che ci lasciano inquieti e che tendiamo a riempire con altre che troviamo intorno a noi,  espressioni spesso inutili, urlate e caricate di un’enfasi volgare, che fortunatamente possiamo allontanare dai nostri discorsi per scegliere parole sobrie, aderenti alla cura del nostro pensiero e della vicinanza con l’altro.
Perciò anche se è facile correre il rischio di trovarsi chiusi tra questi muri, perché ci arriva sempre nuovo materiale per costruirli, talmente tanto che continuare a innalzarli sembra l’unica cosa che si possa fare, questo rischio può essere sventato da  piccoli gesti che ci rendono nuovamente presente la possibilità di vivere attraverso il nostro sguardo e di volgere il capo ad un suono lontano che ci dona la libertà di seguire il bianco disfarsi delle nuvole.


 


 Mare, trasparenze e riflessi - foto di Cristina Polli.










domenica 28 maggio 2017

Tramonti




Il tramonto rifulge purpureo
Sul  vetro della finestra di fronte.
A ponente s’affacciava la stanza.
Ora è solo un ricordo muto
Ma la parola sfoglia l’inventario.



 Vincent van Gogh - Salici al tramonto, 1888








martedì 16 maggio 2017

Antologia



Nell’ora in cui s’intesse
La treccia del ricordo
Districo i fili              
E creo nuove forme
Antologia di me
Incontri e risposte
Pagine e sguardi
Forme della luce.



   
 Gustav Klimt - Apfelbaum, 1912












domenica 14 maggio 2017

Metamorfosi



Io sono l’albero
E nelle foglie penso
Nel verde d’ombra e oro
Al culmine del giorno.
Sono il cerchio nell’acqua
Come stilla di suono
La goccia è la ferita
Che mi crea.
Non fermate il vento
Che scompiglia le fronde
E increspa l’onda:
È ad esso che devo la parola.




Lago di Scanno (foto mia)



 

giovedì 11 maggio 2017

Parlate di noi senza finzioni



Parlate di noi senza finzioni
Senza accostamenti fuorvianti
Non paragonateci alle madri
Ché le madri sono un universo
Costellazioni fatte di speranze
Stelle di luce dentro agli occhi
Noi a volte non abbiamo luce
E il logorio dei nervi
S’incastra nella voce
I tratti a mezzogiorno
Solcati dalle prove
Ci rincresce mostrare la fatica
Niente cadute in questo mestiere
È solo una storia di maestre
Di amore studio e dedizione
Che la condizione passa al rullo
Ma ci attraversa un sogno
E resistiamo.



 Paul Klee - Paesaggio con uccelli gialli 1923